Le spine delle Bouganville non le proteggono dal freddo…

11 aprile 2011 § 4 commenti

“Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare, ma non lo danno a chiunque. Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire. Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere. Quelle che non si accontentano più. Sono le donne difficili, quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente. Quelle che ti studiano bene, prima di aprirti il cuore, che non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena. Quelle che vale la pena. Sono le donne difficili, quelle che sanno sentire il dolore degli altri. Quelle con l’anima vicina alla pelle, che vedono con mille occhi nascosti. Quelle che sognano a colori. Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro. Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore, danno sapore alla vita.” [cit.]

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§ 4 risposte a Le spine delle Bouganville non le proteggono dal freddo…

  • sickblu scrive:

    Intentando di fare la sarcastica, potrei esprimermi con un “Evviva il femminismo”. Solo che sono poco in vena.
    Buonsalve, cara Paola.
    E’ tanto che non ti leggo, eppure mi piace così tanto farlo.
    Tu che ne pensi della guerra? Avvenimento prossimo oppure una facciata destinata a nascondere altri affari?
    Le cose non vanno mai come uno vorrebbe, vero?
    Ti ha deluso Dio, ultimamente? Tu ci credi a Dio?
    Troppe domande? Magari è solo un pò difficile fare conversazione, in questi giorni.
    Ma la gente bisogna amarla. Amarla intensamente, amarla più che si può.
    Ho ricordato, in questi giorni, ciò che avevi scritto sulla fiducia e sul perdono. [Il cerchio della fiducia non è un ospizio per gentaglia]. E quella frae che mi avevi citato : “E ho paura, una maledetta paura, d’incontrare e amare, prima o poi, qualcuno che non ti somigli.” E questa frase mi è rimasta incastrata. Nel cuore, magari nel cervello. Magari poi è una bugia, e va che io ci sono rimasta incastrata dentro. E la mia fiducia è diventata un ospizio. Per gentaglia. Forse poi ho torto, e l’unica gentaglia qui, sono io. Mi sono abbassata troppo, per guardare in alto, per ammirare i piedistalli su cui avevo ubicato certe persone. E sono stata stupida, perchè non ho imparato niente. Mai. Nulla. Eppure così tante volte mi hanno tradito. Alla situazione bisognerebbe aggiungere che io sono egoista. Oppure, non altruista. Qualcosa di simile.
    E’ assurdo continuare a dire “qualcosa di simile”. Niente è ,più. Come vivere in un costante Impressionismo. Interpretazioni, approssimazioni.
    E a volte mi vien da dire che siamo belli da morire, noi umani.
    E poi di nuovo interviene il disprezzo. Penso si basi più che altro sull’autosuggestione, la vita.
    Essere o non essere. E io sono.
    E poi va tutto bene, non credi?

    Perdonami l’ammasso di idiozie,
    Elena/ Pablo.

    • υ ஸ ع عണ ല scrive:

      Scrivi così bene, Sick, così bene… Mi metti quasi in soggezione, perché vorrei dirti cose intelligenti ed è così difficile! Sai… è sempre un’ottima cosa essere volubili. Non voglio dire “superficiali”, ma proprio “volubili”, “incostanti”, “leggeri”. Pensare una cosa un giorno, e il giorno dopo pensarne una agli antipodi. Forse la cosa che mi sia riuscita meglio in tutta la mia vita, questa incostanza. Forse la più grande forma di libertà, in mezzo a tante (mie) prigioni. Cosa ne penso della guerra? Che, come tutte le cose, è estremamente semplice (sopraffazione su sopraffazione) ed estremamente complicata (tutti colpevoli, tutti a modo loro). “Gentaglia”, “piccola gente”… che parole, che macigni! La cosa che peggio mi riesce (non so a te) è evitare il giudizio. Introversapensierointuizione, non potrei essere altrimenti che una mente “giudicante”. L’obiettivo è: NON GIUDICARE. Non giudicare sé stessi e gli altri. Né con misurazioni al positivo, né al negativo. Lasciamo scorrere l’acqua… gli accadimenti… tutto, come un fiume. Oggi una bellissima persona (e ci eravamo appena conosciuti) mi ha dato un grosso bacio sulla guancia. Ecco, in quel momento ero felice. Toccare l’anima delle persone, è questo che voglio, ed esserne toccata… Noi non dobbiamo né abbassarci né innalzarci. Non ho mai saputo guardare negli occhi le persone. Perché? Boh, e chi lo sa… Perché mi sentivo una plebea rispetto a loro, e una regina al tempo stesso. Lavorerò su questo, perché le persone vanno abbracciate con gli occhi. Ciò che faranno o ciò che diranno… nebbia… nebbia. I piedistalli non esistono: siamo solo noi che li vediamo in un fungo, in uno sgabello, quando siamo seduti in un angolo a guardare le nuvole…
      Un enorme abbraccio, mentre sommo le mie idiozie alle tue…
      PAOLA.

  • sickblu scrive:

    Se ci fosse qualcuno a baciare la mia guancia, quotidianamente, sarei in estasi. Sai cos’è l’orgoglio delle persone, cara Paola? Quello che non fa respirare nè loro, nè te? Cos’è bruciare di troppo amore o troppo odio? Di sentirsi l’assurdo in persona e la confusione traballante su due piedi di cui a volte dubiti ti possano ancora reggere? E sono giovane Paola. Sono giovane. Ci proponevano di andare a vivere su Marte. Il mio primo pensiero è stato quello di voler restare ancora su questa terra. “E’ una bella prigione, il mondo”, diceva Shake.
    Non giudicare sarebbe non avere opinioni. Non avere opinioni sarebbe vivere di concetti preimposti. Vivere di concetti preimposti sarebbe orribile. L’anima non sta sempre in uno sguardo. L’anima potrebbero donartela in un paio di parole soltanto. Perchè siamo così illusi, noi umani? Perchè arriviamo allo stremo, pur di convincerci che stiamo bene o meno, che abbiamo tutto o meno, che siamo felici o meno e che siamo giusti o meno? Capaci di abbandonare tutto per vivere di questi sogni.
    L’hai mai incontrata una persona che ti dicesse secco in faccia, che di sogni non può vivere? Che più di ogni altra cosa, è la materialità a necessitargli? Sì Paola, io ti credo. Nebbia e funghi, tutto qui.
    Perchè io negli sgabelli ci credo. Tante volte ho sognato di essere felice su uno sgabello, a conversare con l’amore personificato. Ero felice di notte, inconscia, giacente nel breve, cronico letargo umano. E non ne potrei mai fare a meno. Quello che bisognerebbe capire è che non c’è niente che possa andare secondo i piani. Bisognerebbe imparare dagli errori. Perchè siamo così pazzi ( perchè io lo sono?) da non imparare mai? Da essere mai capace di defilarmi quando il punto in cui mi sono fatta male, arriva sotto un nuovo aspetto? Perchè sono stupida. Sono stupida da fare schifo.
    Con affetto,
    Pablo.

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